Buoni Fruttiferi Postali 2026: come funzionano, rendimenti e tassazione

Illustrazione dei Buoni Fruttiferi Postali 2026 con libretto postale, monete e curva dei rendimenti

I Buoni Fruttiferi Postali restano uno degli strumenti di risparmio più diffusi in Italia: garantiti dallo Stato, senza commissioni di sottoscrizione e con una tassazione agevolata. Ma “BFP” non è un prodotto unico: sotto questo nome convivono buoni ordinari, buoni dedicati a chi porta nuova liquidità, buoni pensati per i minori e altre varianti, ciascuna con scadenze e rendimenti diversi. In questo articolo vediamo come funzionano i Buoni Fruttiferi Postali nel 2026, quali sono le principali tipologie disponibili, come sono tassati e quando possono avere senso rispetto ad altri strumenti di risparmio. — Aura

Cosa sono i Buoni Fruttiferi Postali

I Buoni Fruttiferi Postali (BFP) sono titoli di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati attraverso la rete di Poste Italiane. Sono garantiti dallo Stato italiano, non prevedono commissioni di sottoscrizione o di gestione. Alla scadenza restituiscono il capitale investito maggiorato degli interessi maturati, calcolati secondo un piano di rendimento fissato al momento dell’emissione. Possono essere riscattati anche prima della scadenza naturale. In questo caso, però, il rendimento effettivo è generalmente inferiore rispetto a quello previsto a scadenza, perché i tassi crescono progressivamente con l’aumentare degli anni di possesso.

A differenza dei titoli di Stato come i BTP, i BFP non sono negoziati su un mercato secondario: si acquistano e si riscattano direttamente presso gli uffici postali o tramite l’app e il sito di Poste Italiane, non si comprano e vendono in Borsa.

Rendimento netto dei Buoni Fruttiferi Postali

Quanto rimborsa un buono in vendita oggi dopo gli anni scelti: coefficienti ufficiali del Foglio Informativo, imposta del 12,5% e bollo stimato.

Solo buoni in vendita con dati verificati sul Foglio Informativo.
Multipli di 50 €.
Anni interi dalla sottoscrizione.
Come calcoliamo
  1. Rimborso lordo = importo × coefficiente lordo ufficiale per gli anni di detenzione (Foglio Informativo della serie).
  2. Interessi lordi = rimborso lordo − importo.
  3. Imposta sostitutiva = interessi lordi × 12,5%.
  4. Bollo stimato (solo oltre 5.000 €) = somma, anno per anno, dello 0,20% del valore del buono.

Dati usati:

  • Imposta sostitutiva su titoli di Stato e BFP: 12,5%
  • Imposta di bollo su titoli (annua): 0,2%
  • Esenzione bollo BFP fino a: 5.000 €
  • Buono 3×4 con premio (12 anni): rendimenti per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 anni
  • Buono 4 anni Plus: rendimenti per 1, 2, 3, 4 anni
  • Buono Ordinario (20 anni): rendimenti per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20 anni
  • Buono Premium (1 anno): rendimenti per 1 anni
  • Buono Rinnova 3×4 con premio: rendimenti per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 anni
  • Buono Rinnova Prima 3×4 con premio: rendimenti per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 anni
  • Buono Soluzione Eredità (4 anni): rendimenti per 1, 2, 3, 4 anni

Limiti dichiarati:

  • Usa solo anni interi: per i rimborsi infrannuali fa fede la tabella del Foglio Informativo.
  • Il bollo dipende dal valore complessivo di tutti i buoni intestati: la stima considera solo questo importo.
  • Vale il Foglio Informativo in vigore alla data della sottoscrizione.

Dati aggiornati al 3 Ottobre 2026 — fonte: Poste Italiane – Misure urgenti per la competitivita' e la giustizia sociale (D.L. 66/2014), Poste Italiane – Informativa sulla fiscalita', CDP/Poste – Foglio informativo buoni ordinari TF120A250624 (24/7/2026), CDP/Poste – Foglio informativo Buono 3×4 con premio TF012A260724, CDP/Poste – Foglio informativo Buono 4 anni Plus TF504A260922, CDP/Poste – Foglio informativo Buono Ordinario TF120A250624, CDP/Poste – Foglio informativo Buono Premium TF101A260922, CDP/Poste – Foglio informativo Buono Rinnova 3×4 con premio TF312A260922, CDP/Poste – Foglio informativo BFP Rinnova Prima 3×4 Premio TF412A260922, CDP/Poste – Foglio informativo Buono Soluzione Eredita' TF404A260922

Domande frequenti

Come si calcola il rimborso di un buono fruttifero?

Si moltiplica l'importo per il coefficiente di rimborso lordo del Foglio Informativo della serie per gli anni di detenzione; sugli interessi si applica l'imposta sostitutiva del 12,5%.

I buoni fruttiferi pagano il bollo?

Sono esenti se il valore complessivo dei buoni intestati non supera 5.000 euro; oltre si applica il bollo dello 0,20% annuo.

Che cosa succede se rimborso prima della scadenza?

Ogni serie ha la propria tabella: per alcune gli interessi maturano solo dopo alcuni anni. Il calcolatore usa i coefficienti per anni interi.

Stima a scopo informativo: non sostituisce la busta paga, il CU o il parere di un professionista. Non è consulenza fiscale o finanziaria.

Dati aggiornati al 3 Ottobre 2026 — fonte: Poste Italiane – Misure urgenti per la competitivita' e la giustizia sociale (D.L. 66/2014), Poste Italiane – Informativa sulla fiscalita', CDP/Poste – Foglio informativo buoni ordinari TF120A250624 (24/7/2026), CDP/Poste – Foglio informativo Buono Ordinario TF120A250624

Le principali tipologie di Buoni Fruttiferi Postali nel 2026

Poste Italiane rinnova periodicamente le emissioni di BFP, quindi i tassi esatti cambiano nel tempo. Le famiglie di prodotto più diffuse restano comunque queste:

  • Buoni ordinari: a tasso fisso crescente per fasce di anni, pensati per chi vuole lasciare il capitale fermo per un orizzonte medio-lungo (fino a 20 anni).
  • Buoni dedicati o Premium: riservati a chi versa nuova liquidità su libretto o conto, spesso con un rendimento più alto ma vincolato a una finestra di sottoscrizione limitata.
  • Buono Minori: pensato per somme intestate a un minore, con rendimento crescente fino al compimento della maggiore età.
  • Buoni a rinnovo o a scadenza specifica (ad esempio a 4 o 7 anni): con un tasso nominale annuo prefissato, talvolta crescente nel tempo.

Quanto rendono i BFP nel 2026

Aggiornamento del 7 settembre 2026: le serie oggi sottoscrivibili sono quelle entrate in emissione il 24 luglio 2026, e ogni serie ha il proprio piano di rendimento anno per anno nel foglio informativo. Nel corso del 2026 i rendimenti lordi delle nuove emissioni si sono mossi generalmente tra il 2% e il 3% annuo per i buoni ordinari a medio termine. Alcuni prodotti dedicati a scadenza più lunga offrono punte superiori, come i buoni a 4 o 7 anni con tassi nominali tra il 3% e il 3,5%. I rendimenti netti, una volta applicata la tassazione agevolata, vanno orientativamente dall’1% circa per i buoni a brevissimo termine fino a oltre il 4% netto annuo per i prodotti a scadenza più lunga, come il Buono Minori portato a 18 anni. Questi valori sono indicativi e variano a ogni nuova emissione: i tassi aggiornati vanno sempre verificati sul sito ufficiale di Poste Italiane prima di sottoscrivere.

Tipologia (esempio)Durata indicativaRendimento lordo indicativo
Buono ordinario breve terminefino a 3 annicirca 1-1,5% annuo
Buono ordinario medio termine4-10 annicirca 2-2,5% annuo
Buono Premium/dedicato (nuova liquidità)4 annicirca 3% annuo
Buono a lungo termine7 annicirca 3-3,5% annuo
Buono Minorifino a 18 annifino a circa 4,5% netto annuo a scadenza

Questi numeri hanno un valore puramente illustrativo, utile per farsi un’idea degli ordini di grandezza. Ogni nuova emissione ha un proprio foglio informativo con il piano di rendimento anno per anno, pubblicato sul sito di Poste Italiane e disponibile in ufficio postale al momento della sottoscrizione.

Tassazione Buoni Fruttiferi Postali: come funziona

Il principale vantaggio fiscale dei BFP riguarda l’aliquota applicata agli interessi. La maggior parte delle rendite finanziarie (conti deposito, obbligazioni societarie, dividendi) sconta un’imposta sostitutiva del 26%. Gli interessi dei Buoni Fruttiferi Postali, come quelli dei titoli di Stato, sono invece tassati al 12,5%. A parità di rendimento lordo, questo si traduce in un rendimento netto più alto rispetto a un prodotto bancario equivalente.

Un secondo vantaggio riguarda l’imposta di successione: le somme investite in BFP non entrano nell’attivo ereditario. La ragione sta nell’articolo 12 del testo unico sulle successioni (d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346), che esclude dall’attivo ereditario “i titoli del debito pubblico” (lettera h) e “gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o equiparati” (lettera i): i buoni, emessi da Cassa Depositi e Prestiti con garanzia dello Stato, rientrano in questa seconda categoria. Per questo sono uno strumento spesso usato nella pianificazione patrimoniale familiare, oltre che per il semplice risparmio.

Attenzione a una distinzione pratica: esenti dall’imposta non significa invisibili alla successione. Alla morte dell’intestatario i buoni vanno comunque gestiti con Poste Italiane per il rimborso agli eredi, che richiede la documentazione della successione. L’esenzione riguarda l’imposta, non gli adempimenti.

Quanto vale davvero il vantaggio fiscale: 12,5% e bollo a confronto

Le due agevolazioni, aliquota al 12,5% e soglia di esenzione dal bollo, si sommano, e il loro peso cambia molto a seconda dell’importo. Ecco due scenari a parità di rendimento lordo (2,5% annuo, un anno di possesso), che confrontano un buono con un conto deposito tassato al 26% e soggetto al bollo dello 0,20% senza soglia.

4.000 € investitiBuono Fruttifero PostaleConto deposito
Interessi lordi100,00 €100,00 €
Imposta sugli interessi12,50 € (12,5%)26,00 € (26%)
Imposta di bollo0,00 € (sotto i 5.000 €)8,00 € (0,20%)
Interessi netti87,50 €66,00 €
Sotto la soglia di bollo il vantaggio del buono è massimo: 21,50 € in più su 100 € di interessi lordi.
20.000 € investitiBuono Fruttifero PostaleConto deposito
Interessi lordi500,00 €500,00 €
Imposta sugli interessi62,50 € (12,5%)130,00 € (26%)
Imposta di bollo40,00 € (0,20%)40,00 € (0,20%)
Interessi netti397,50 €330,00 €
Sopra i 5.000 € il bollo si paga su entrambi: resta il vantaggio dell’aliquota, 67,50 € in più.

I due casi dicono la stessa cosa in modo diverso: il vantaggio fiscale del buono pesa di più, in percentuale, sui piccoli importi, perché a quel livello si cumula con il bollo che non si paga. Puoi rifare il conto con i tuoi numeri nel calcolatore del rendimento netto.

Un esempio di calcolo

Supponiamo di investire 10.000 euro in un buono con rendimento lordo del 2,5% annuo a scadenza. Gli interessi lordi maturati sarebbero pari a 250 euro l’anno. Applicando l’imposta sostitutiva del 12,5% (anziché il 26% ordinario), l’imposta dovuta sarebbe di 31,25 euro, per un interesse netto di 218,75 euro. Lo stesso importo investito in un prodotto tassato al 26% avrebbe generato un interesse netto di soli 185 euro, a parità di rendimento lordo: un differenziale che si accumula anno dopo anno.

Se vuoi vedere quanto pesa quel differenziale su più anni, puoi provarlo con il nostro calcolatore dell’interesse composto, impostando l’aliquota fiscale e la durata che ti interessano.

Calcolatore: rendimento netto stimato di un Buono Fruttifero Postale

Inserisci l’importo investito e il tasso lordo annuo indicato dal buono per stimare l’interesse netto, calcolato con l’imposta sostitutiva agevolata del 12,5%. Il calcolo è semplificato: non tiene conto di eventuali riscatti anticipati, che riducono il rendimento effettivo rispetto a quello previsto a scadenza.

Per chi sono adatti i Buoni Fruttiferi Postali

I BFP si rivolgono principalmente a chi cerca uno strumento a rischio pressoché nullo per far crescere una somma, senza doversi preoccupare dell’andamento dei mercati. Sono spesso scelti da risparmiatori con un profilo prudente. Sono adatti anche a chi vuole accantonare una somma per un obiettivo a medio termine, come una casa o gli studi dei figli, o a genitori e nonni che sottoscrivono un Buono Minori per costituire un piccolo capitale da consegnare al compimento della maggiore età.

Sono meno indicati per chi ha un orizzonte temporale breve o cerca un rendimento potenzialmente più alto, anche a costo di un rischio maggiore. In questi casi può avere senso confrontare i BFP con altri strumenti a reddito fisso o con l’investimento azionario tramite ETF.

BFP e dichiarazione dei redditi

Un vantaggio pratico spesso sottovalutato: l’imposta sostitutiva del 12,5% sugli interessi dei BFP viene applicata direttamente da Poste Italiane al momento del rimborso, a titolo definitivo. Questo significa che gli interessi maturati non vanno indicati nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF). Il contribuente riceve l’importo già al netto delle imposte, senza ulteriori adempimenti fiscali da gestire in autonomia.

Vantaggi e limiti dei Buoni Fruttiferi Postali

Il principale punto di forza dei BFP è la sicurezza: essendo garantiti dallo Stato, il capitale investito non è esposto al rischio di mercato tipico di azioni o obbligazioni societarie. La tassazione agevolata li rende inoltre competitivi rispetto a molti prodotti bancari, a parità di rendimento lordo. Sono pensati per chi non ha bisogno di liquidità immediata: più a lungo si mantiene il buono, più il rendimento si avvicina a quello dichiarato a scadenza.

Il limite principale è il rendimento, che nella maggior parte dei casi resta modesto rispetto ad altre forme di investimento più rischiose. Può non essere sufficiente a compensare pienamente l’inflazione nel lungo periodo. Chi vuole confrontare i BFP con altri strumenti a reddito fisso può approfondire anche i nostri articoli su BTP vs conto deposito: dove conviene tenere la liquidità nel 2026 e su Conto deposito 2026: quali offrono il tasso più alto e come funziona la tassazione.

Come e dove si acquistano

I Buoni Fruttiferi Postali si sottoscrivono presso qualsiasi ufficio postale, tramite l’app BancoPosta o dall’area riservata sul sito di Poste Italiane, con importo minimo generalmente basso (a partire da 50 euro per molte tipologie). Non sono previste spese di apertura o di gestione. Il rimborso, totale o parziale, può essere richiesto in qualsiasi momento dopo un breve periodo minimo di possesso (di norma 12 mesi per i buoni ordinari), con accredito diretto sul libretto o conto collegato.

I buoni possono essere sottoscritti anche cointestati, fino a un massimo di quattro intestatari, e possono essere intestati a un minore. In questo caso un genitore o un tutore può operare sul buono fino al raggiungimento della maggiore età del titolare. Al momento della sottoscrizione online è sufficiente indicare l’importo da investire: la scelta della tipologia di buono avviene tra quelle attive in quel momento, ciascuna con il proprio foglio informativo scaricabile prima di confermare l’operazione.

Quando escono i nuovi Buoni Fruttiferi Postali

Non esiste un calendario fisso. Cassa Depositi e Prestiti mette in emissione nuove serie quando lo ritiene opportuno e lo comunica con un avviso pubblicato in Gazzetta Ufficiale; con lo stesso meccanismo una serie in corso può essere sospesa. Chi ha già sottoscritto mantiene le condizioni del proprio buono: cambia soltanto cio che e sottoscrivibile da quel momento in avanti.

Situazione verificata al 7 settembre 2026: tutte le serie attualmente in emissione — buoni ordinari, 4 anni risparmiosemplice, 4 anni Plus, a Cedola 8 anni, Soluzione Futuro, indicizzato all’inflazione italiana, Rinnova 3×4 con premio e Rinnova Prima 3×4 Premio — decorrono dal 24 luglio 2026, sulla base degli avvisi pubblicati in Gazzetta Ufficiale del 1° luglio 2026 (n. 150) e del 24 luglio 2026 (n. 170). Il dato e consultabile sulla pagina dei fogli informativi di CDP, che resta la fonte da controllare prima di sottoscrivere.

La sigla di ogni serie si chiude con la data di avvio dell’emissione in formato anno-mese-giorno: in TF504A260724 le ultime sei cifre indicano il 24 luglio 2026. E il modo più rapido per capire se il foglio informativo che hai davanti e quello in corso o una versione superata.

Se e questo l’aspetto che ti interessa di più, lo abbiamo approfondito in una guida dedicata: quando escono i nuovi buoni fruttiferi postali, con l’elenco completo delle serie in emissione, come si legge la sigla e dove verificare le date in prima persona.

Imposta di bollo sui Buoni Fruttiferi Postali: quando si paga

È la voce che quasi nessuno considera quando confronta un buono con un conto deposito, eppure sposta il rendimento netto. Sui prodotti finanziari l’imposta di bollo è pari allo 0,20% annuo del valore, ma per i Buoni Fruttiferi Postali esiste una soglia di esenzione: secondo le FAQ ufficiali di CDP sull’imposta di bollo, l’imposta non è dovuta finché il valore di rimborso complessivo dei buoni intestati alla stessa persona resta entro 5.000 euro. Superata quella soglia, il bollo si applica e viene trattenuto al momento del rimborso.

La differenza pratica con un conto deposito è proprio qui: sul conto deposito il bollo dello 0,20% si applica senza alcuna soglia di esenzione. Su piccoli importi, quindi, il vantaggio dei buoni non è solo l’aliquota del 12,5% sugli interessi, ma anche il bollo che non si paga.

Buoni fruttiferi postali e ISEE: esclusi fino a 50.000 euro

È la novità che più cambia i conti delle famiglie, e vale dal 2025: i buoni fruttiferi postali non entrano nel calcolo dell’ISEE fino a 50.000 euro. La soglia è per nucleo familiare, non per singolo intestatario, ed è complessiva per tre categorie di prodotti: i titoli di Stato di cui all’articolo 3 del d.p.r. 398/2003, i buoni fruttiferi postali — compresi quelli trasferiti allo Stato — e i libretti di risparmio postale.

La regola arriva dalla legge di bilancio 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213, articolo 1, commi 183 e 184) ed è diventata operativa con il d.p.c.m. 14 gennaio 2025, n. 13, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2025 ed entrato in vigore il 5 marzo 2025: il decreto ha inserito il comma 4-bis nell’articolo 5 del d.p.c.m. 159/2013, il regolamento che disciplina l’ISEE. L’INPS ne ha dato le istruzioni operative con la circolare n. 73 del 3 aprile 2025, e il nuovo modello di DSU si applica dal 3 aprile 2025.

Come funziona in pratica: un esempio

Un nucleo familiare che possiede 60.000 euro fra buoni fruttiferi postali e libretti postali, e nessun altro patrimonio mobiliare, dichiara nella DSU soltanto i 10.000 euro che superano la soglia: i primi 50.000 restano fuori dal calcolo. Su quanto resta si applica poi, come sempre, la franchigia ordinaria sul patrimonio mobiliare. Chi possiede 40.000 euro in buoni, invece, per quella voce non ha patrimonio mobiliare da dichiarare.

Due avvertenze che fanno la differenza. La prima: l’esclusione non è automatica, va usato il modello di DSU aggiornato, e chi ha già presentato la DSU nell’anno e vuole beneficiarne deve presentarne una nuova. La seconda: la soglia è complessiva, quindi sommare buoni, libretti e titoli di Stato è il primo calcolo da fare. Per il quadro completo vedi la nostra guida al calcolo dell’ISEE 2026.

I Buoni Fruttiferi Postali possono cadere in prescrizione

Si, ed e il motivo per cui vale la pena aprire quel cassetto. Il diritto al rimborso del capitale e degli interessi si prescrive dieci anni dopo la data di scadenza del buono: passato quel termine le somme non sono più richiedibili allo sportello, come indicato nelle domande frequenti di Poste Italiane su buoni e libretti.

Il problema riguarda in pratica solo i buoni cartacei. Quelli dematerializzati, cioe tutti quelli sottoscritti oggi, alla scadenza vengono rimborsati e accreditati automaticamente sul libretto o sul conto di appoggio: non restano fermi ad aspettare che qualcuno se ne ricordi. Se invece hai in casa buoni di carta ereditati o dimenticati, la prima cosa da guardare e la data di scadenza stampata sul titolo; se non e ancora passato un decennio, il rimborso si chiede in ufficio postale con il titolo originale e un documento di identita.

Domande frequenti sui Buoni Fruttiferi Postali 2026

I Buoni Fruttiferi Postali sono davvero sicuri?
Sì, sono garantiti dallo Stato italiano attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Questo li rende tra gli strumenti di risparmio a più basso rischio disponibili in Italia, paragonabili per garanzia ai titoli di Stato.

Sui Buoni Fruttiferi Postali si paga l’imposta di bollo?
Solo oltre una certa soglia: secondo le FAQ di CDP l’imposta non è dovuta finché il valore di rimborso complessivo dei buoni intestati alla stessa persona resta entro 5.000 euro. Oltre, si applica lo 0,20% annuo, trattenuto al rimborso. Sul conto deposito, invece, il bollo si paga senza soglia.

I buoni fruttiferi postali entrano nel calcolo dell’ISEE?
Non fino a 50.000 euro per nucleo familiare, soglia complessiva insieme ai titoli di Stato e ai libretti di risparmio postale: lo prevede la legge 213/2023 (articolo 1, commi 183 e 184), attuata dal d.p.c.m. 14 gennaio 2025, n. 13, con le istruzioni INPS della circolare n. 73 del 3 aprile 2025. L’esclusione non è automatica: va usato il modello di DSU aggiornato, in vigore dal 3 aprile 2025.

Sui buoni fruttiferi postali si paga l’imposta di successione?
No: l’articolo 12 del d.lgs. 346/1990 esclude dall’attivo ereditario i titoli del debito pubblico e gli altri titoli di Stato garantiti dallo Stato o equiparati, categoria in cui rientrano i buoni emessi da Cassa Depositi e Prestiti. Resta però l’adempimento pratico: gli eredi devono comunque rivolgersi a Poste per il rimborso, con la documentazione della successione.

Un buono dimenticato in un cassetto si può ancora incassare?
Dipende da quanto tempo è passato dalla scadenza: il diritto al rimborso si prescrive dopo dieci anni da quella data. I buoni dematerializzati non pongono il problema, perché vengono accreditati automaticamente alla scadenza.

Conviene riscattare un BFP prima della scadenza?
Dipende dal buono e dal momento del riscatto. Il piano di rendimento è costruito per premiare chi mantiene il buono fino alla scadenza naturale, quindi un riscatto anticipato comporta quasi sempre un rendimento inferiore a quello dichiarato sul foglio informativo.

I BFP sono sempre disponibili agli stessi tassi?
No. Poste Italiane aggiorna periodicamente le condizioni delle nuove emissioni. I tassi indicati in questo articolo sono rappresentativi del periodo di pubblicazione e vanno sempre verificati sul sito ufficiale prima di sottoscrivere.

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Per approfondire

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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità informativa e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. Prima di sottoscrivere un Buono Fruttifero Postale o qualsiasi altro strumento di risparmio, verifica sempre il foglio informativo aggiornato su poste.it. Valuta la scelta più adatta alla tua situazione, eventualmente con l’aiuto di un consulente abilitato. Consulta il nostro Disclaimer Finanziario per maggiori dettagli.