Trasparenza: alcuni link di questa pagina portano a negozi esterni. Se acquisti da lì riceviamo una piccola commissione, tu non paghi nulla in più e le nostre scelte non dipendono dalle commissioni.
Crypto.com è uno dei nomi che sentirai più spesso se ti avvicini al mondo delle criptovalute: exchange, carta di debito con cashback, app per comprare e vendere bitcoin ed ether, servizi di staking. Prima di aprire un account su qualsiasi piattaforma, però, è importante capire davvero cosa stai maneggiando — le criptovalute non sono un prodotto di risparmio come un conto deposito, e comportano rischi che vanno conosciuti prima, non scoperti dopo. In questa guida vediamo cos’è Crypto.com, quali servizi offre, come sono regolamentate le sue attività in Italia e in Europa, e soprattutto quali sono i rischi concreti a cui vai incontro. — Aura
Cosa sono le criptovalute, in breve
Una criptovaluta è un asset digitale che esiste solo in forma elettronica, scambiato e registrato su un registro distribuito (la blockchain) senza bisogno di una banca centrale o di un intermediario tradizionale che ne garantisca il valore. Bitcoin ed Ethereum sono le più note, ma esistono migliaia di altri “token” con caratteristiche molto diverse tra loro.
Due punti sono centrali per capire perché le criptovalute sono un asset a rischio elevato:
- Non hanno un valore intrinseco garantito. Il prezzo di una criptovaluta dipende esclusivamente da domanda e offerta sul mercato: non è ancorato a un bene reale, a un flusso di utili aziendali o a una garanzia statale.
- Non sono equiparabili a un deposito bancario. Il denaro convertito in criptovalute non gode delle tutele previste per i conti correnti (come la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000€): se il valore crolla, o se la piattaforma su cui le detieni fallisce o subisce un attacco informatico, la perdita può essere totale.
Su questi rischi sono tornati più volte anche i regolatori italiani: Banca d’Italia e CONSOB, con un richiamo di attenzione congiunto ai risparmiatori, hanno sottolineato che l’investimento in cripto-attività può comportare la perdita dell’intero capitale investito, che buona parte delle offerte circola tramite canali digitali che ne facilitano l’accesso anche a chi non ha piena consapevolezza dei rischi, e che — a differenza dei prodotti bancari e di investimento tradizionali — le tutele specifiche per l’acquirente restano limitate.
Cos’è Crypto.com
Crypto.com è una piattaforma di criptovalute fondata nel 2016, oggi utilizzata da oltre 100 milioni di persone nel mondo. Non è un singolo prodotto, ma un ecosistema di servizi collegati tra loro attraverso un’unica app e un account:
- Crypto.com Exchange — la piattaforma di compravendita vera e propria, dove si scambiano criptovalute contro euro o altre valute.
- Crypto.com App — l’applicazione mobile che funge da portafoglio multi-criptovaluta: permette di acquistare, vendere, conservare un ampio ventaglio di criptovalute e di inviare pagamenti verso altri wallet.
- Crypto.com Visa Card — una carta prepagata collegata al saldo in criptovalute, con programmi di cashback (in genere erogato anch’esso in cripto).
- Crypto.com Earn — un servizio che permette di depositare criptovalute per ottenere un rendimento periodico (staking o interessi). Non è un conto deposito: il rendimento non è garantito ed è legato a meccanismi di mercato e di protocollo che possono cambiare o azzerarsi.
- DeFi Wallet — un portafoglio non-custodial (cioè le chiavi private restano all’utente, non alla piattaforma), pensato per chi vuole interagire direttamente con applicazioni di finanza decentralizzata.
Il numero esatto di criptovalute supportate e le funzionalità disponibili variano nel tempo e da mercato a mercato: prima di iscriverti conviene sempre controllare l’elenco aggiornato sul sito ufficiale, non affidarsi a cifre trovate altrove.
Quanto costa usare Crypto.com
Le commissioni sono uno degli aspetti su cui ogni exchange va confrontato con attenzione, perché incidono direttamente sul rendimento reale di ogni operazione. Su Crypto.com, a titolo indicativo e soggetto a verifica sul sito ufficiale al momento dell’uso:
- Trading sull’Exchange: le commissioni sono calcolate sul volume scambiato negli ultimi 30 giorni e si muovono tipicamente in una forbice che va da circa lo 0,04% allo 0,20% per operazione, con sconti al crescere del volume.
- Ricarica della carta con carta di debito/credito: intorno all’1% dell’importo.
- Prelievi ATM: gratuiti entro una soglia mensile, poi una commissione (circa il 2%) sull’eccedenza.
- Commissione di inattività: su alcuni mercati viene applicata una fee mensile dopo 12 mesi senza operatività sull’account.
Queste percentuali possono variare per paese, tipo di account e nel tempo: vanno sempre verificate nella sezione commissioni ufficiale di Crypto.com prima di usare il servizio, non date per definitive.
Crypto.com è autorizzato a operare in Italia? Cosa è cambiato il 1° luglio 2026
Questa è la domanda più importante da farsi prima di usare qualunque exchange, e la risposta va verificata alla fonte — non presa per buona da un articolo o da un social. Attenzione: se hai letto altrove che basta controllare il registro OAM, quell’informazione non è più attuale.
Il vecchio regime: il registro OAM (fino al 30 giugno 2026)
Fino a pochi mesi fa, in Italia gli operatori in valute virtuali dovevano iscriversi alla sezione speciale del Registro tenuto dall’OAM (Organismo Agenti e Mediatori). Crypto.com vi risultava iscritto dal 15 luglio 2022 tramite le società Foris Dax Global Limited e Foris Dax MT Limited. Quel regime nazionale è finito: il periodo transitorio previsto per i VASP (Virtual Asset Service Providers) si è chiuso il 30 giugno 2026, e la pagina dedicata a quell’elenco non esiste più come tale sul sito dell’OAM.
Il regime attuale: l’autorizzazione CASP del regolamento MiCA
Dal 1° luglio 2026, come hanno chiarito Consob e Banca d’Italia in un comunicato congiunto del 30 giugno 2026, in tutta l’Unione Europea la prestazione di servizi su cripto-attività è riservata esclusivamente ai soggetti autorizzati come CASP (Crypto-Asset Service Provider) ai sensi del regolamento MiCAR, oltre agli intermediari già vigilati che abbiano notificato l’intenzione di prestare questi servizi. Chi presta quei servizi senza autorizzazione lo fa in violazione delle norme europee.
L’entità europea del gruppo, Foris DAX MT Limited (Malta), ha ottenuto l’autorizzazione MiCA dall’autorità di vigilanza maltese MFSA il 27 gennaio 2025, fra i primi grandi operatori globali a completare il passaggio, e figura nel registro dei CASP autorizzati tenuto dall’ESMA. L’autorizzazione riguarda servizi specifici — scambio di cripto-attività contro fondi, scambio contro altre cripto-attività, ricezione e trasmissione di ordini — e vale in tutti i Paesi dell’Unione grazie al cosiddetto “passaporto europeo”.
Il punto che quasi nessuno spiega, e che Consob mette per iscritto. Le tutele del MiCAR si applicano solo se il servizio è prestato dall’entità autorizzata nell’Unione Europea, e non quando a prestarlo sono altre società dello stesso gruppo — anche extra-UE — che operano con lo stesso marchio senza autorizzazione MiCAR. Crypto.com è un gruppo globale con sede operativa a Singapore e numerose società collegate: sapere quale entità giuridica firma il tuo contratto non è un dettaglio formale, è ciò che determina se sei protetto o no.
Come verificare oggi che un exchange possa operare in Italia
Consob e Banca d’Italia indicano tre verifiche, valide per Crypto.com come per qualunque altra piattaforma. Sono gratuite e richiedono cinque minuti.
| Verifica | Dove si fa | Cosa devi trovare |
|---|---|---|
| 1. L’operatore è autorizzato CASP? | Registro dei prestatori di servizi per le cripto-attività tenuto dall’ESMA | Il nome della società iscritto, con l’autorità che l’ha autorizzata |
| 2. Quale entità ti sta servendo? | Condizioni contrattuali e note legali dell’app o del sito, prima della registrazione | La stessa ragione sociale che compare nel registro ESMA |
| 3. Quali servizi copre l’autorizzazione? | Scheda dell’operatore nel registro ESMA | Che il servizio che userai (scambio, custodia, ordini) sia fra quelli autorizzati |
Per riferimento, al 30 giugno 2026 la Consob — in coordinamento con la Banca d’Italia — aveva autorizzato otto CASP italiani: CheckSig, Conio, CryptoSmart, Hercle, Hodlie, Olliv Italia, Riv Digital e Young Platform; a questi si aggiunge Banca Sella, che ha notificato alla Banca d’Italia la prestazione di servizi su cripto-attività. Tutti gli altri operatori che servono clienti italiani lo fanno in “passaporto” da un altro Stato membro, ed è lì che va cercata la loro autorizzazione.
E se la piattaforma che usi non risulta autorizzata? Il comunicato è esplicito: gli operatori rimasti senza autorizzazione devono cessare l’attività e limitarsi a chiudere ordinatamente i rapporti in essere, con piani di dismissione che consentano il trasferimento delle posizioni verso operatori autorizzati o verso portafogli auto-custoditi. Per l’utente significa una cosa sola: non aspettare, valuta subito il trasferimento delle cripto-attività o la chiusura delle posizioni.
Una precisazione che vale per tutti: un’autorizzazione MiCA non elimina il rischio di mercato. Attesta che l’operatore rispetta requisiti di trasparenza, organizzativi e di vigilanza — non che l’investimento sia sicuro, né che il capitale sia garantito. Sono due piani diversi e vanno tenuti separati.
Rischi da conoscere
Prima di usare Crypto.com — o qualunque altro exchange — è essenziale avere chiari questi punti:
- Volatilità estrema. Il prezzo delle criptovalute può oscillare in modo molto ampio anche nell’arco di poche ore, per ragioni spesso non prevedibili con gli strumenti classici di analisi finanziaria.
- Rischio di perdita totale. A differenza di un conto deposito o di molti prodotti di investimento regolamentati, non esiste una garanzia sul capitale: puoi perdere l’intera somma investita.
- Il rendimento su Earn/staking non è garantito. I tassi promossi da servizi di staking o “rendita” possono cambiare, ridursi o azzerarsi in base alle condizioni di mercato e di protocollo.
- Rischi operativi e di custodia. Se usi un wallet non-custodial (come DeFi Wallet), la responsabilità della sicurezza delle chiavi private è interamente tua: una chiave persa o rubata significa fondi persi, senza possibilità di recupero.
- Le tutele restano limitate rispetto alla finanza tradizionale. Anche con un operatore autorizzato come CASP ai sensi del MiCAR, le protezioni per l’utente non sono equiparabili a quelle previste per depositi bancari o strumenti finanziari vigilati.
- Fiscalità. Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze sono tassate al 33% senza franchigia (26% solo per i token di moneta elettronica in euro), a cui si aggiungono lo 0,2% annuo sul valore detenuto e l’obbligo di monitoraggio in dichiarazione anche senza vendite: i dettagli sono nella sezione dedicata più avanti.
Quante tasse si pagano sulle criptovalute nel 2026
È la parte che quasi tutte le guide agli exchange saltano, ed è quella che poi costa. Nel 2026 il regime fiscale italiano delle cripto-attività è cambiato due volte in due anni: conviene avere chiari i numeri prima di comprare, non a dichiarazione aperta.
La tassazione nasce dall’articolo 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR, introdotto dalla legge di bilancio 2023 (legge n. 197/2022). La legge di bilancio 2025 (legge n. 207/2024) ha alzato l’aliquota al 33% a partire dal 1° gennaio 2026 e ha cancellato la vecchia franchigia. La legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025, articolo 1, comma 28) ha poi ritagliato un’eccezione per una categoria precisa di cripto-attività.
| Cosa | Fino al 31/12/2025 | Dal 1° gennaio 2026 |
|---|---|---|
| Aliquota ordinaria sulle plusvalenze (bitcoin, ether e simili) | 26% | 33% |
| Token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro | 26% | 26% (aliquota ridotta) |
| Franchigia di esenzione | 2.000 € nel 2023 e 2024, abolita dal 2025 | nessuna: si tassa dal primo euro |
| Imposta sul valore delle cripto-attività | 0,2% annuo | 0,2% annuo |
| Cripto nel patrimonio ai fini ISEE | no | sì |
Cos’è un “token di moneta elettronica denominato in euro”
Il regolamento MiCA definisce il token di moneta elettronica (EMT) come una cripto-attività che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento al valore di una valuta ufficiale — in pratica, una stablecoin. La legge di bilancio 2026 riserva l’aliquota del 26% ai soli EMT denominati in euro, cioè quelli il cui valore è stabilmente ancorato all’euro e le cui riserve sono detenute integralmente in attività denominate in euro presso soggetti autorizzati nell’Unione Europea. Tutto il resto resta al 33%.
Due conseguenze pratiche spiegate dall’analisi di Fisco Oggi, la rivista dell’Agenzia delle Entrate: la semplice conversione fra euro e EMT in euro non è un realizzo — non genera né plusvalenza né minusvalenza — e nemmeno lo è il rimborso in euro del valore nominale; ma la conversione di un EMT non denominato in euro verso un EMT in euro resta tassata al 33%. Una stablecoin agganciata al dollaro, quindi, non gode dell’aliquota ridotta.
Dichiarare non è facoltativo, e la soglia è zero
Oltre all’imposta sulle plusvalenze ci sono due adempimenti che riguardano anche chi non ha venduto nulla:
- Il monitoraggio fiscale. La legge n. 197/2022 ha incluso espressamente le cripto-attività fra i beni da indicare nel quadro dedicato al monitoraggio della dichiarazione dei redditi (il quadro RW del modello Redditi, il quadro W nel 730). Vale sia che le cripto siano su un exchange sia che stiano in un wallet privato, in Italia o all’estero, e non esiste una soglia minima: va dichiarato anche un importo di poche decine di euro.
- L’imposta sul valore delle cripto-attività. Istituita dall’articolo 1, comma 146 della legge n. 197/2022, si applica nella misura del 2 per mille (0,2%) annuo sul valore delle cripto-attività detenute, quando l’imposta di bollo non è già applicata da un intermediario. Su 10.000 € di controvalore sono 20 € l’anno, indipendentemente dal fatto che il portafoglio sia in guadagno o in perdita.
Dal 2026 cambia anche il contesto: le cripto-attività entrano nel patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE, e con l’avvio dello scambio automatico di informazioni fra amministrazioni fiscali europee i dati sui conti cripto dei residenti italiani arrivano all’Agenzia delle Entrate senza che l’utente debba fare nulla. In altre parole, l’idea che le operazioni su un exchange siano invisibili al fisco non regge più.
Per un quadro più ampio su come funziona il prelievo sugli altri strumenti, può esserti utile la nostra guida alla tassazione degli investimenti nel 2026.
Nota: questa sezione ha finalità informativa e non sostituisce il parere di un commercialista. La disciplina fiscale delle cripto-attività è cambiata più volte in pochi anni e presenta casistiche (staking, airdrop, permute, minusvalenze pregresse) che vanno valutate caso per caso con un professionista abilitato.
Una checklist pratica prima di iscriverti
Nessuno di questi punti è un consiglio a investire o a evitare di farlo: sono verifiche minime di buon senso da fare sempre, su qualsiasi piattaforma.
- Controlla lo stato di autorizzazione dell’exchange nel registro ESMA dei prestatori di servizi per le cripto-attività al momento in cui ti iscrivi, non fidandoti di informazioni datate né di riferimenti al vecchio registro OAM, chiuso il 30 giugno 2026.
- Verifica quale entità giuridica del gruppo eroga il servizio: le tutele del MiCAR valgono solo per la società autorizzata nell’Unione Europea.
- Investi solo capitale che puoi permetterti di perdere interamente.
- Leggi con attenzione le condizioni di ogni servizio (Earn, carta, staking) prima di attivarlo: i rendimenti pubblicizzati non sono garanzie.
- Attiva sempre l’autenticazione a due fattori e conserva le chiavi di recupero offline.
- Diffida di chiunque prometta guadagni rapidi o “sicuri” legati alle criptovalute: non esistono rendimenti garantiti in questo mercato.
Domande frequenti
Crypto.com è sicuro?
Nessun exchange di criptovalute può definirsi “sicuro” nel senso in cui lo è un conto corrente bancario garantito. La sua entità maltese, Foris DAX MT Limited, è autorizzata come CASP ai sensi del MiCAR dal 27 gennaio 2025, il che significa che opera secondo requisiti normativi definiti — ma il rischio di mercato delle criptovalute (volatilità, possibile perdita totale) resta interamente a carico dell’utente.
Serve un documento d’identità per iscriversi?
Come tutti gli operatori regolamentati soggetti alla normativa antiriciclaggio, Crypto.com richiede una procedura di verifica dell’identità (KYC) prima di poter operare pienamente sulla piattaforma.
Conviene tenere le criptovalute sull’exchange o in un wallet personale?
Non è una domanda con una risposta valida per tutti: tenerle sull’exchange è più comodo ma affida la custodia a terzi; un wallet personale (come un DeFi Wallet non-custodial) dà pieno controllo ma sposta su di te l’intera responsabilità della sicurezza delle chiavi. È una scelta da valutare in base alla propria esperienza tecnica e alla cifra coinvolta, eventualmente con il supporto di un professionista.
Crypto.com può ancora operare in Italia dopo il 1° luglio 2026?
L’entità europea del gruppo, Foris DAX MT Limited, è autorizzata come CASP dall’autorità maltese MFSA dal 27 gennaio 2025 e opera negli altri Paesi UE in regime di passaporto. Questo è ciò che risulta dalle fonti pubbliche: il riscontro va comunque fatto da te nel registro ESMA al momento in cui ti iscrivi, verificando anche quale società del gruppo eroga in concreto il servizio che ti interessa, perché le tutele del MiCAR valgono solo per l’entità autorizzata nell’Unione.
Quanto pago se vendo bitcoin in guadagno nel 2026?
Sulla plusvalenza si applica l’imposta sostitutiva del 33% per le operazioni realizzate dal 1° gennaio 2026, senza alcuna franchigia: si tassa dal primo euro di guadagno netto. L’aliquota ridotta del 26% riguarda soltanto i token di moneta elettronica denominati in euro, non il bitcoin. A questo si aggiungono l’imposta dello 0,2% annuo sul valore detenuto e l’obbligo di indicare le cripto-attività nel quadro di monitoraggio della dichiarazione.
Devo dichiarare le criptovalute anche se non ho venduto niente?
Sì. L’obbligo di monitoraggio riguarda la detenzione, non la vendita, e non ha una soglia minima: anche poche decine di euro in un wallet vanno indicate. È un adempimento distinto dalla tassazione delle plusvalenze, che scatta solo quando vendi, converti o utilizzi le cripto-attività.
In sintesi
Crypto.com è un ecosistema ampio di servizi legati alle criptovalute — exchange, app, carta, staking, wallet — usato da un numero molto elevato di persone nel mondo, e presta i suoi servizi nell’Unione Europea tramite l’entità maltese Foris DAX MT Limited, autorizzata come CASP ai sensi del regolamento MiCA — il regime che dal 1° luglio 2026 ha sostituito il vecchio registro OAM. Questo lo colloca tra gli operatori regolamentati, ma non riduce in alcun modo il rischio intrinseco delle criptovalute come categoria di asset: volatilità estrema, possibile perdita totale del capitale, tutele limitate rispetto alla finanza tradizionale. Gli stessi principi di prudenza e diversificazione validi per qualunque investimento si applicano, amplificati, al mondo crypto. Qualunque decisione va presa con consapevolezza, tempo, e — se il patrimonio in gioco è rilevante — con il confronto con un professionista abilitato.
Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2026. Fonti normative e di vigilanza consultate in questa data. Verifica sempre le condizioni aggiornate sul sito ufficiale di Crypto.com e lo stato di autorizzazione nel registro ESMA dei prestatori di servizi per le cripto-attività prima di ogni decisione.
⚠️ Avviso di rischio. Le criptovalute sono strumenti ad alta volatilità e rischio elevato, incluso il rischio di perdita totale del capitale investito. Questo contenuto ha finalità informativa ed educativa, non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione a investire. Verifica sempre che l’exchange sia autorizzato a operare in Italia prima di utilizzarlo. Leggi il nostro Disclaimer Finanziario completo.



