Il riscatto della laurea 2026 è una di quelle decisioni che sembrano semplici e non lo sono: paghi all’INPS gli anni passati sui libri, e in cambio quegli anni diventano contributi veri. Anticipano la pensione, alzano l’assegno, oppure entrambe le cose. Il punto è che l’operazione costa migliaia di euro e non conviene a tutti allo stesso modo. Qui trovi i numeri aggiornati, il meccanismo di calcolo, lo sconto fiscale che cambia le carte in tavola e un piccolo calcolatore per capire in quanto tempo rientri della spesa. — Aura
Che cos’è il riscatto della laurea e a cosa serve davvero
Durante gli anni di università non versi contributi. Quel periodo, nella tua posizione assicurativa INPS, è un buco. Il riscatto serve a riempirlo: paghi un onere e l’INPS accredita quegli anni come se avessi lavorato.
Puoi riscattare solo gli anni di durata legale del corso. Se ti sei laureato in cinque anni per un corso da tre, riscatti tre anni. I fuori corso restano fuori, sempre. Sono riscattabili le lauree triennali, magistrali, i diplomi di specializzazione, i dottorati di ricerca senza copertura contributiva e i titoli equiparati. Serve però che il titolo sia stato effettivamente conseguito: chi ha lasciato l’università senza laurearsi non può riscattare nulla.
Gli anni riscattati producono due effetti distinti, ed è importante non confonderli. Il primo è l’anzianità contributiva: più anni hai, prima raggiungi i requisiti per la pensione anticipata. Il secondo è il montante: i contributi versati aumentano il capitale su cui viene calcolato l’assegno, quindi la pensione sarà più alta. A seconda della tua situazione, uno dei due effetti pesa molto più dell’altro.
Ordinario o agevolato: le due strade del riscatto
Esistono due modi di calcolare quanto ti costa. La differenza è enorme, e dipende da quando si collocano gli anni di studio.
Il riscatto ordinario
Per i periodi che ricadono nel sistema contributivo, cioè dal 1° gennaio 1996 in poi, l’onere si calcola applicando l’aliquota IVS in vigore (33% per i lavoratori dipendenti) alla retribuzione imponibile degli ultimi dodici mesi precedenti la domanda. In altre parole: più guadagni oggi, più caro diventa riscattare. Un dipendente con 40.000 euro lordi l’anno paga circa 13.200 euro per ogni anno riscattato.
Per i periodi antecedenti al 1996, invece, si applica il criterio della riserva matematica. È un calcolo attuariale che tiene conto di età, anzianità e retribuzione, e produce quasi sempre importi molto più alti — non è raro superare i 20.000 euro per anno. In compenso quegli anni valgono di più, perché rientrano nel calcolo retributivo.
Il riscatto agevolato
Qui sta la vera occasione. Per gli anni collocati nel sistema contributivo puoi scegliere il riscatto agevolato, il cui costo è fisso: non dipende dal tuo reddito, dall’ateneo, dal voto o dall’anno di laurea. L’INPS applica il 33% al reddito minimale annuo della gestione artigiani e commercianti.
Anche chi ha anni di studio precedenti al 1996 può accedere all’agevolato, ma a una condizione precisa: deve optare per la liquidazione dell’intera pensione con il metodo contributivo. È una scelta irreversibile e va valutata con un consulente previdenziale, perché per molti lavoratori con carriere lunghe risulta penalizzante.
Quanto costa il riscatto della laurea 2026
Con la circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 il reddito minimale annuo per artigiani e commercianti è stato fissato a 18.808 euro. Applicando il 33%, il costo del riscatto agevolato per il 2026 è di circa 6.207 euro per ogni anno di corso.
Tradotto in totali: una laurea triennale costa intorno ai 18.600 euro, una magistrale di due anni circa 12.400 euro, un percorso a ciclo unico di cinque anni supera i 31.000 euro. Cifre importanti, ma da leggere insieme a due elementi che le ridimensionano parecchio: la rateizzazione e il beneficio fiscale.
Sulla rateizzazione l’INPS è generoso. Puoi pagare in un’unica soluzione oppure spalmare l’onere fino a 120 rate mensili senza interessi, cioè dieci anni. Su cinque anni di corso significa poco più di 260 euro al mese. Il numero esatto, calcolato sulla tua posizione reale, te lo dà il simulatore ufficiale INPS, che è gratuito e non impegna a nulla.
Lo sconto fiscale che cambia i conti
Questo è il pezzo che moltissimi trascurano, ed è quello che sposta di più l’ago della bilancia.
I contributi versati per il riscatto sono interamente deducibili dal reddito complessivo, ai sensi dell’articolo 10 del TUIR. Nel modello 730 si indicano nel rigo E21. Deducibile significa che l’importo si sottrae dal reddito imponibile prima di calcolare l’IRPEF: il risparmio reale corrisponde quindi alla tua aliquota marginale.
Facciamo un esempio concreto. Riscatti tre anni in modalità agevolata: 18.621 euro di onere. Se rateizzi su dieci anni deduci circa 1.862 euro l’anno. Con un’aliquota marginale del 35%, recuperi circa 652 euro di IRPEF ogni anno, cioè oltre 6.500 euro sull’intera operazione. Il costo netto scende sotto i 12.100 euro. Se la tua aliquota marginale è del 43%, il risparmio sale a circa 8.000 euro. Per orientarti tra scaglioni e aliquote puoi partire dall’articolo su IRPEF 2026 e le nuove aliquote.
C’è poi il caso di chi non ha mai lavorato. Se il riscatto riguarda un inoccupato — cioè una persona mai iscritta ad alcuna forma di previdenza obbligatoria, Gestione Separata compresa — e i contributi vengono pagati da un familiare che lo ha fiscalmente a carico, quel familiare non deduce l’importo ma ottiene una detrazione del 19%, da indicare nei righi da E8 a E10 con il codice 32. È un beneficio meno ricco della deduzione, ma su un genitore con reddito medio-alto resta significativo.
Calcolatore: in quanto tempo rientri della spesa
Il calcolatore qui sotto stima il costo netto dopo la deduzione, la rata mensile su 120 rate e gli anni necessari a recuperare la spesa. Per il campo dell’aumento annuo di pensione usa il valore che ti restituisce il simulatore INPS: è l’unico dato personale che nessuna formula generica può indovinare al posto tuo.
Simulatore riscatto laurea
Quando il riscatto della laurea conviene
Non esiste una risposta valida per tutti, ma esistono profili abbastanza riconoscibili.
Conviene quasi sempre a chi ha un reddito medio-alto e un’aliquota marginale al 35% o al 43%. Qui la deduzione fa gran parte del lavoro: lo Stato copre più di un terzo del conto. Conviene anche a chi è vicino alla soglia della pensione anticipata e con due o tre anni in più la raggiunge prima: ogni anno di anticipo vale un’annualità intera di assegno incassata, che a 25.000 euro lordi significa 25.000 euro reali.
Conviene meno a chi ha già una carriera lunga e raggiungerà comunque i requisiti senza problemi: in quel caso gli anni riscattati alzano solo l’assegno, e il recupero richiede parecchi anni di pensione. Conviene poco anche a chi ha redditi bassi o è incapiente, perché la deduzione vale poco o nulla — e a quel punto stai pagando il prezzo pieno.
C’è infine il confronto che nessuno fa, ma andrebbe fatto: gli stessi soldi versati in un fondo pensione sarebbero anch’essi deducibili, entro il limite annuo di 5.164,57 euro, e resterebbero investiti sui mercati. Il riscatto, in cambio, offre una rendita pubblica indicizzata e vitalizia. Sono due cose diverse: il fondo pensione è capitale tuo che può crescere o scendere, il riscatto è un diritto previdenziale certo. Non sono alternative morali, sono strumenti con rischi diversi.
Come si presenta la domanda all’INPS
La procedura è interamente telematica e non richiede un patronato, anche se rivolgersi a uno resta una scelta ragionevole se la tua posizione contributiva è complicata.
- Accedi al portale INPS con SPID, CIE o CNS e cerca il servizio dedicato ai riscatti.
- Prima di tutto usa il simulatore: ti restituisce l’onere completo e l’importo delle 120 rate senza vincolarti.
- Compila la domanda indicando corso, ateneo, durata legale e periodi da riscattare, e scegli tra ordinario e agevolato.
- Attendi il provvedimento dell’INPS con il conteggio definitivo dell’onere.
- Accetta il provvedimento entro i termini indicati e scegli la modalità di pagamento.
Un dettaglio pratico che vale soldi: puoi riscattare anche solo una parte degli anni. Se il budget è limitato, riscattarne due invece di cinque è una scelta perfettamente legittima e spesso la più sensata. Un altro: conserva sempre le ricevute dei versamenti, perché servono per la deduzione in dichiarazione dei redditi.
Cosa tenere d’occhio nel 2026
La legge di bilancio per il 2026 ha confermato il riscatto agevolato, che resta quindi disponibile. Il punto aperto riguarda i periodi antecedenti al 1996: la manovra rinvia a un decreto interministeriale l’aggiornamento delle modalità di calcolo dell’onere, e quell’aggiornamento potrebbe rendere il riscatto ordinario di quei periodi più costoso di oggi.
Vale anche la pena ricordare che il costo dell’agevolato è ancorato al minimale contributivo, che l’INPS rivaluta ogni anno. Nella pratica il prezzo tende a salire di anno in anno. Chi ha già deciso di riscattare, quindi, ha un motivo in più per non rimandare troppo. Chi invece non ha ancora deciso farebbe bene a partire dai requisiti pensionistici aggiornati al 2026, perché la convenienza del riscatto dipende prima di tutto da quanto ti manca alla soglia.
In sintesi
- Il riscatto della laurea 2026 in modalità agevolata costa circa 6.207 euro per anno, indipendentemente dal reddito.
- Il riscatto ordinario si calcola sul 33% della retribuzione recente, o sulla riserva matematica per i periodi ante 1996.
- L’onere è deducibile al 100%: il risparmio reale coincide con la tua aliquota marginale IRPEF.
- Puoi rateizzare fino a 120 mesi senza interessi e riscattare anche solo una parte degli anni.
- La convenienza dipende soprattutto da due cose: la tua aliquota marginale e quanto ti manca alla pensione anticipata.
Prima di firmare qualsiasi cosa, fai girare il simulatore INPS con i tuoi dati reali e, se la posizione contributiva è articolata, fatti dare un parere da un patronato o da un consulente previdenziale. Sono migliaia di euro: vale la mezz’ora.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o previdenziale personalizzata. Gli importi indicati sono stime basate sui parametri ufficiali disponibili al momento della pubblicazione e possono variare in base alla singola posizione contributiva. Per approfondire, consulta il nostro Disclaimer Finanziario.
