Mutuo a tasso fisso o variabile nel 2026: quale conviene con i tassi in risalita

Nel 2026 la domanda che si ripete tra chi sta per firmare un mutuo o pensa alla surroga è tornata quella di sempre: meglio il tasso fisso o variabile? Con una differenza però: per la prima volta da anni i tassi non stanno scendendo, ma risalendo, e questo cambia i conti. In questo articolo vediamo i dati aggiornati su BCE, Euribor e TAEG medio, un confronto pratico sulla rata e un piccolo calcolatore per stimare la tua. — Aura

Perché nel 2026 i tassi dei mutui sono tornati a salire

Fino alla fine del 2025 lo scenario sembrava chiaro: la Banca Centrale Europea avrebbe continuato a tagliare i tassi, rendendo il variabile sempre più conveniente. Il 2026 ha ribaltato questa aspettativa. La BCE ha alzato il tasso sui depositi l’11 giugno 2026 e lo ha poi lasciato invariato al 2,25% nella riunione del 23 luglio 2026. Secondo le previsioni dei mercati finanziari, entro la fine dell’anno sono attesi almeno altri due rialzi.

La conseguenza diretta riguarda soprattutto chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando di aprirne uno adesso: l’Euribor, l’indice a cui sono agganciate queste rate, si è mosso di conseguenza e la scelta tra tasso fisso o variabile è diventata più delicata rispetto a un anno fa.

Per capire quanto sia insolito questo scenario, basta guardare indietro: tra il 2023 e buona parte del 2025 la narrazione dominante era quella dei tagli progressivi ai tassi, con l’Euribor sceso da oltre il 4% fino ad avvicinarsi al 2%. Chi ha acceso un mutuo a tasso variabile in quella fase ha visto la rata scendere mese dopo mese. Il 2026 ha invertito la rotta, e questo cambia il calcolo di convenienza per chiunque stia valutando un nuovo mutuo o una surroga in questi mesi.

TAN e TAEG: la differenza che conta quando confronti le offerte

Prima di entrare nel confronto tra tasso fisso o variabile, vale la pena chiarire due sigle che spesso creano confusione. Il TAN (Tasso Annuo Nominale) è il tasso di interesse puro applicato al capitale prestato: è la base con cui viene calcolata la rata. Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) include invece anche i costi accessori del finanziamento, come le spese di istruttoria, l’assicurazione obbligatoria e altri oneri legati al mutuo.

Quando confronti due offerte di mutuo, guardare solo il TAN può essere fuorviante: due banche possono proporre lo stesso TAN ma un TAEG diverso perché applicano commissioni differenti. Per questo le statistiche ufficiali di Banca d’Italia, che vedremo più avanti, si basano proprio sul TAEG medio: è l’indicatore più affidabile per capire quanto costa davvero un mutuo, a prescindere dal tasso fisso o variabile scelto.

Tasso fisso: come funziona e quanto costa oggi

Il mutuo a tasso fisso si basa sull’IRS (Interest Rate Swap), il tasso di riferimento per i finanziamenti a lungo termine, e garantisce una rata identica per tutta la durata del prestito, indipendentemente da come si muovono i tassi di mercato in seguito. È la scelta di chi cerca stabilità e vuole pianificare il budget familiare senza sorprese.

A luglio 2026 il TAN medio del fisso si colloca intorno al 3,33%-3,37% secondo i dati di mercato raccolti da MutuiOnline. È un livello più alto rispetto al variabile attuale, ma il vantaggio è che questo tasso non cambierà più, anche se la BCE dovesse alzare ulteriormente i tassi nei prossimi mesi.

Tasso variabile: Euribor e il ritorno del rischio

Il mutuo a tasso variabile è invece agganciato all’Euribor, l’indice a cui le banche europee si prestano denaro tra loro. A metà luglio 2026 l’Euribor a 3 mesi si attestava intorno al 2,49%, in aumento rispetto al 2,45% della rilevazione precedente. Le previsioni indicano che l’indice potrebbe arrivare al 2,79% entro fine anno, circa 75 punti base in più rispetto a gennaio 2026.

Il TAN medio dei mutui a tasso variabile a 20-30 anni è già salito dal 2,58% al 2,80% nel corso di luglio 2026, proprio per effetto del rialzo BCE dell’11 giugno. Chi sceglie il variabile oggi ottiene una rata di partenza più bassa rispetto al fisso, ma si espone al rischio che aumenti ulteriormente se la BCE procede con i rialzi attesi dal mercato: in quel caso, secondo alcune simulazioni, il variabile potrebbe riavvicinarsi ai livelli del fisso.

Fisso o variabile: il confronto pratico sulla rata

Per capire la differenza in euro, prendiamo un esempio concreto: un mutuo di 150.000 euro su 30 anni. Con il TAN medio attuale, la rata del variabile risulta pari a circa 602 euro al mese, contro i 663 euro del fisso: una differenza di circa 61 euro al mese, quasi 732 euro all’anno. Il punto è capire se questo risparmio iniziale vale il rischio di vederlo assottigliarsi, o addirittura sparire, nei prossimi 12-18 mesi.

Per farti un’idea sul tuo caso specifico, puoi usare il calcolatore qui sotto: inserisci importo, tasso annuo e durata per stimare la rata mensile con entrambe le ipotesi.

Calcolatore rata mutuo

Il calcolatore fornisce una stima semplificata basata sul piano di ammortamento alla francese e non considera spese accessorie, assicurazioni o oneri notarili: usalo come punto di partenza, non come preventivo bancario.

Fisso o variabile: vantaggi e svantaggi a confronto

Tasso fissoTasso variabile
RataCostante per tutta la durataPuò salire o scendere ogni trimestre
Costo di partenza (luglio 2026)Più alto (~3,33-3,37% TAN medio)Più basso (~2,80% TAN medio)
Indice di riferimentoIRSEuribor
Rischio principaleNessuna riduzione se i tassi scendono, salvo surrogaAumento della rata se la BCE alza ancora i tassi
Adatto aChi cerca stabilità e budget prevedibileChi ha margine per assorbire variazioni di rata

Cosa raccontano i dati di Banca d’Italia

I dati ufficiali della Banca d’Italia, raccolti nel report mensile “Banche e moneta”, confermano la tendenza: il TAEG medio (il tasso annuo effettivo globale, comprensivo di interessi e oneri accessori) sulle nuove erogazioni di mutui alle famiglie è passato dal 3,87% di gennaio 2026 al 3,96% di maggio 2026, con un piccolo calo a marzo (3,81%) seguito da una nuova risalita.

Un altro dato interessante riguarda le preferenze delle famiglie italiane: a maggio 2026 solo il 18,7% dei nuovi mutui aveva una fissazione iniziale del tasso fino a un anno (cioè un profilo di fatto variabile), segno che sempre più famiglie scelgono la stabilità del fisso proprio mentre i tassi tornano a salire.

Tasso fisso o variabile 2026: come scegliere in base al tuo profilo

Non esiste una risposta valida per tutti: la scelta tra tasso fisso o variabile dipende da tre fattori principali.

  • Tolleranza al rischio: se un aumento della rata di 100-150 euro al mese metterebbe in difficoltà il bilancio familiare, il fisso offre una protezione che vale più del risparmio iniziale del variabile.
  • Orizzonte temporale: su mutui brevi (10-15 anni) l’esposizione al rischio di rialzo dei tassi è minore; su mutui lunghi (25-30 anni) il fisso tende a essere la scelta più prudente in una fase come quella attuale.
  • Margine di risparmio disponibile: chi ha margine per assorbire rate più alte per qualche mese può permettersi di scommettere sul variabile, magari con l’idea di rinegoziare o surrogare in futuro se lo scenario cambia di nuovo.

La surroga: un’alternativa da tenere d’occhio

Chi ha già un mutuo a tasso variabile aperto negli anni scorsi, quando i tassi erano più bassi, può valutare la surroga verso un tasso fisso per blindare la rata prima di eventuali nuovi rialzi BCE. Abbiamo approfondito quando conviene davvero e come si calcola il risparmio reale nella nostra guida dedicata alla surroga del mutuo.

In sintesi, il 2026 è un anno in cui la scelta tra tasso fisso o variabile va ponderata con più attenzione del solito: il variabile costa ancora meno oggi, ma il margine di vantaggio si è ridotto e potrebbe azzerarsi se la BCE procedesse con i rialzi attesi dal mercato entro fine anno.

Domande frequenti su tasso fisso e variabile nel 2026

Si può passare da tasso variabile a tasso fisso senza cambiare banca?

Sì, si chiama rinegoziazione ed è una richiesta che puoi presentare direttamente alla banca che ha erogato il mutuo, senza i costi di una surroga verso un altro istituto. La banca non è obbligata ad accettarla, ma molti istituti la concedono per trattenere il cliente, soprattutto se il mutuo è “solido” (pagamenti regolari, buon rapporto rata/reddito).

Esiste una via di mezzo tra fisso e variabile?

Sì: alcune banche propongono il tasso variabile con cap (un tetto massimo oltre il quale la rata non può salire, a fronte di uno spread leggermente più alto) oppure il tasso misto, che permette di passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze prestabilite. Sono soluzioni utili per chi vuole un compromesso, ma vanno valutate leggendo con attenzione le condizioni contrattuali di ogni offerta.

Conviene aspettare a fare il mutuo sperando in tassi più bassi?

Nessuno può prevedere con certezza l’andamento futuro dei tassi: a inizio 2026 i mercati si aspettavano ulteriori tagli BCE, e invece si sono visti dei rialzi. Rimandare l’acquisto di una casa solo per un’attesa sui tassi comporta comunque un rischio, quello di veder salire anche i prezzi degli immobili. La decisione andrebbe basata soprattutto sulla propria situazione personale e reddituale, più che su previsioni di mercato a breve termine.

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Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Prima di sottoscrivere un mutuo, confronta più offerte e valuta la tua situazione con un consulente qualificato. Consulta il nostro Disclaimer Finanziario per maggiori informazioni.

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