Aprire la partita IVA nel 2026 significa quasi sempre fare i conti con il regime forfettario: lo schema fiscale agevolato scelto dalla maggior parte di freelance, professionisti e piccole attività in Italia. Conviene davvero? Dipende dai ricavi, dal tipo di lavoro e da alcune soglie che nel 2026 vale la pena conoscere bene prima di partire. — Aura
Cos’è il regime forfettario
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per le persone fisiche che avviano o gestiscono una piccola attività in partita IVA. Al posto delle aliquote IRPEF ordinarie, applica un’imposta sostitutiva unica calcolata su un reddito determinato in modo forfettario, cioè applicando ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO dell’attività. Il vantaggio principale è la semplificazione: niente IVA da versare sulle fatture emesse, niente studi di settore, adempimenti contabili ridotti al minimo.
Chi può aprire la partita IVA in regime forfettario nel 2026
Per accedere al regime forfettario nel 2026 occorre rispettare alcuni requisiti principali:
- Ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro
- Spese per lavoro dipendente e collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi annui
- Assenza di partecipazioni di controllo in società di persone, associazioni professionali o SRL che svolgono attività riconducibili a quella individuale
- Assenza di rapporti di lavoro dipendente in corso con lo stesso datore per cui si intende fatturare, salvo specifiche eccezioni
Le cause di esclusione da conoscere
Anche rispettando le soglie di ricavo, alcune situazioni escludono l’accesso al regime forfettario:
- Utilizzo di regimi speciali IVA (ad esempio agricoltura, editoria, agenzie di viaggio)
- Residenza fiscale fuori dall’Unione Europea, salvo eccezioni per chi produce almeno il 75% del reddito in Italia
- Vendita di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi intracomunitari come attività prevalente
- Partecipazione contemporanea in società di persone o SRL trasparenti che esercitano attività riconducibili a quella individuale
- Superamento nell’anno in corso della soglia di 100.000 euro di ricavi, che fa uscire dal regime già durante l’esercizio e non solo l’anno successivo
Per il testo ufficiale e aggiornato dei requisiti si può consultare la scheda dedicata dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfettario.
Il limite dei 35.000 euro per chi lavora anche come dipendente
Chi nell’anno precedente ha percepito anche redditi da lavoro dipendente o assimilati può restare nel regime forfettario solo se questi redditi non superano i 35.000 euro. Si tratta di una soglia confermata dalla Legge di Bilancio 2026: senza un intervento specifico, il limite sarebbe tornato a 30.000 euro, penalizzando chi affianca un lavoro da dipendente a un’attività in proprio. Superata questa soglia, l’accesso o la permanenza nel regime forfettario non è più possibile, indipendentemente dal livello dei ricavi da partita IVA.
Regime forfettario 2026: quando si paga il 5% e quando il 15%
L’imposta sostitutiva del regime forfettario si applica con due aliquote diverse, a seconda della situazione del contribuente:
- Aliquota ordinaria al 15% sul reddito imponibile calcolato con il coefficiente di redditività
- Aliquota agevolata al 5% per i primi cinque anni di attività, riservata a chi apre una nuova partita IVA e rispetta requisiti specifici: non aver esercitato negli ultimi tre anni un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare; l’attività non deve essere una mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo già svolto in precedenza, salvo il periodo di pratica obbligatoria
L’aliquota del 5% resta tra le condizioni più vantaggiose oggi disponibili per chi avvia un’attività da zero, ma va verificata caso per caso: una valutazione sbagliata sui requisiti può portare a un accertamento con recupero dell’imposta ordinaria.
Come si calcola l’imposta: il coefficiente di redditività
Il coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO: si va da circa il 40% per il commercio al dettaglio fino al 78% per la maggior parte delle attività professionali e di consulenza. Il calcolo segue tre passaggi: si applica il coefficiente ai ricavi per ottenere il reddito lordo, si sottraggono i contributi previdenziali versati nell’anno per ottenere il reddito imponibile, infine si applica l’aliquota (15% oppure 5%) al reddito imponibile.
Un esempio concreto: un consulente con coefficiente di redditività al 78% e ricavi annui di 40.000 euro ottiene un reddito lordo di 31.200 euro. Se nello stesso anno ha versato 6.000 euro di contributi previdenziali, il reddito imponibile scende a 25.200 euro. L’imposta sostitutiva sarà quindi di 3.780 euro con l’aliquota ordinaria al 15%, oppure di 1.260 euro se ha ancora diritto all’aliquota agevolata al 5%.
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Vantaggi e limiti del regime forfettario 2026
Tra i vantaggi principali ci sono una tassazione ridotta e prevedibile, l’assenza di IVA in fattura, una contabilità semplificata e l’esonero da molti adempimenti. Tra i limiti figurano l’impossibilità di dedurre i costi effettivi, perché si applica sempre il coefficiente forfettario anche quando le spese reali sono più alte, l’assenza delle detrazioni IRPEF classiche sul reddito da partita IVA e l’uscita automatica dal regime al superamento delle soglie. Chi valuta il passaggio dovrebbe anche confrontare il carico fiscale con quello del regime ordinario: ne parliamo nel nostro approfondimento sulle nuove aliquote IRPEF 2026 e su cosa cambia in busta paga.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza fiscale personalizzata. Per valutare la situazione specifica della propria attività è sempre consigliabile rivolgersi a un commercialista o consultare la pagina Disclaimer Finanziario del sito.
